[recto]

[main de Ghino]

  + Al nome(a) di Dio, amen. A dì XXVII d’aprile 1383.

 Questo dì riceveti vostra letera, e quamto(b) per essa dite ò bene inteso(c). Apresso dove bisogna vi rispomdo.

 Imprima vi ringrazio de la buona intenzione(c) vegio(d) avete inverso di mio(e) fratello, e chosì mi pare esere certo(f) che voi ne farete amcho più che non dite, quamdo(g) da lui non venisse di fare meno(h) che dovere, e questo(g) temgho per fermo(i).

 Quamdo(g) scrivarrò(j) a Vignone, le mandarò a voi e voi le mandarete co∙ le vostre, e bene ero avisato di none scrivare novelle né di re né di duca?(k) né d’altra persona.

 Sopra(l) la peza(m) del ciambelloto ò visto quanto dite, e vegio bene non è rimaso(n) per vostro difetto no∙ l’abia ora auta. Se l’avete scritto a Framciescho, sta bene, e amcho non vi sia grave(o) a riscrivarlli e amcho io gli scrivarrò una letera.

 Le proferte vostre acetto(p), ed io vi rimgrazio quanto(g) posso(q) di quanto(g) dite d’avere chostì fomdacho è chosa che molto mi piace ; e bene n’ero avisato, benché pochi giorni fa che che mi fu fatto a sapere.

 Di quanto(g) dite, se questo(g) mio magiore fusse atto a ffare alchuna vostra facemda, qui(g) vi rispomdo che per amore di me e d[i] voi ess<o è>(r) achoncio a servirvi di c[i]ò che facesse di bisogno, e pagare e ricevare, e spac[i]are robba, e ciò che per lui si può fare ; e trovarete vi giovarà(s) d’avere a fare con esso noi, e questo(g) vi dimostrarrà la spiriemza(t). E sopra(u) acc[i]ò(v) no[n] dicho più, ma tanto vi dico che egli per la sua persona pocho o niente s’impacc[i]a di fatti di fomdacho, ché noi siamo qui(g) due giovani, uno altro ed io, e per noi si fa quello(g) pocho c[i] à a fa<re> che ci si fa. Sì che con ogni enfentà del mondo ogni volta m’ingegnarò(w) di vantag[i]arvi.

 Altro per questa(g) non vegio(x) che v’abbi a dire, se non che io som presto a’ vostri chomandi. Bene arei charo che m’atagliasse el venire(y) costà per trovarmi con eso voi però che mi parebbe ritrovare co’ miei mag[i]ori fratelli che io io [sic] mi vi reputo esere, ma bene vorrò amdare a veedere(z) [sic] almeno Francescho a Prato(u) però che io posso dire none avere g[i]à mai veduto padre però che quando(g) passò di questa(g) vita, io avevo 3 mesi. Vedemdo lui, mi parre vedere mio padre, e così il tengho ; e a buona fè egli può dire che abbia aquistati(g) due figluli a[du]tivi. E più non dico. Idio v’alegri!

 Per lo vostro Ghino d[i] Bartalomeo / Ghini // d[i] Siena, a’ vostri piaceri.

[verso]

[adresse]

 Framcescho di Marcho e compagni da Prato(aa)

.G.

[main de Matteo di Lorenzo (?) ; date de réception]

 1383, da Siena, a dì 30 d’aprile.

 Risposto.

(a) Tilde superflu sur me. (b) Tilde superflu sur am. (c) Tilde superflu sur le i. (d) Tilde superflu sur egi. (e) Tilde superflu sur mi. (f) Tilde superflu sur ert. (g) Hampe du q barrée. (h) Tilde superflu sur eno. (i) Tilde superflu sur le o. (j) Tilde superflu sur rro. (k) Tilde superflu. (l) Tilde superflu sur p(r)a. (m) Tilde superflu sur eza. (n) Tilde superflu sur ri. (o) Suivi de ancho rayé. (p) Tilde superflu sur tto. (q) Tilde superflu sur sso. (r) Bord droit du feuillet déchiré. (s) Tilde superflu sur gio. (t) Tilde superflu sur ie. (u) Hampe du p barrée. (v) Tilde superflu sur co. (w) o d’abord écrit à cheval sur le bord droit du feuillet, puis réécrit dans l’interligne supérieur pour plus de clarté. (x) Tilde superflu sur io. (y) Tilde superflu sur ire. (z) Répétition de la voyelle de part et d’autre d’une rupture de ligne. (aa) Tilde superflu sur le a.